PARTO INDOLORE: POSSIBILITA’ E LIMITI

Per procedere con sicurezza all’espletamento del parto in analgesia è necessario che la gestante si trovi in buone condizioni generali accertate tramite una scrupolosa visita anestesiologica e l’esecuzione di prove di laboratorio (elettrocardiogramma, ecografia, esami del sangue e delle urine). Devono essere state escluse anomalie statiche e dinamiche del canale del parto (per es. alterata motilità uterina) e malformazioni del bacino materno. Eventuali sproporzioni fra le dimensioni del bacino della madre e il feto devono essere attentamente valutate dall’ostetrico e dall’anestesista che sceglieranno la tecnica più adatta o la rinuncia al parto indolore. Un accertato stato di sofferenza fetale intrauterina impone l’astensione dal procedimento o la sua sospensione se già avviato.
L’organizzazione del reparto di maternità riveste notevole importanza ai fini della sicurezza della madre e del bambino durante l’esecuzione del parto indolore. Deve essere garantita la presenza continua dell’ostetrico e dell’anestesista la cui collaborazione ed affiatamento sono condizione imprescindibile per una attuazione routinaria del parto in analgesia. È parimenti indispensabile la sorveglianza strumentale continua delle fasi contrattili dell’utero e dell’attività cardiaca fetàle: ciò si ottiene per mezzo di apparecchi denominati cardiotocografi che registrano su nastro i valori di questi due parametri.
Un altro apparecchio, l’emogasanalizzatore, permette di controllare ripetutamente lo stato di ossigenazione e l’equilibrio metabolico del feto che sta per venire alla luce. Tale importante controllo strumentale permette di ridurre al minimo le possibili complicanze del parto indolore che sono sempre, se tempestivamente diagnosticate, ovviabili. Queste possono essere essenzialmente ricondotte a due ordini di fattori: un rallentamento delle fasi di espletamento del parto stesso e uno stato incipiente di sofferenza fetale. Tali evenienze, molto rare, rendono necessaria l’interruzione della tecnica di analgesia e un’estrazione più rapida del feto, se necessario anche con l’ausilio di strumenti quale la ventosa ostetrica o il forcipe.

Metodi di analgesia al parto
Farmacologici.
Sono attualmente a disposizione dell’anestesista diversi farmaci capaci di determinare un sufficiente stato di analgesia e sedazione materna senza ostacolare il normale decorso del travaglio.
Anestetici generali ad azione rapida: propanidide, alfadione, tiopentone, metoexithone, acido gammaidrossibutirrico, ketamina.
- Tranquillanti: diazepam
- Analgesici maggiori: petidina, fentanyl
- Anestetici per inalazione: metossiflurano, etrano, protossido d’azoto. L’uso di questi farmaci per via generale determino sempre un certo grado di obilamento della coscienza della partoriente.

Anestesia loro-regionale (locale).
Blocco periduale continuo segmentario, epidurale sacrale, pracervicale, blocco dei nervi pudenti, rachianestesia: tutte queste diverse tecniche consistono nell’interruzione funzionale con anestetici locali dei nervi o tronchi nervosi che conducono la sensibilità dell’utero, del perineo e del bassoaddome. Tali strutture vengono infiltrate con l’anestetico locale per mezzo di un sottile ago o di un cateterino introdotto in vicinanza di esse.
Un vantaggio considerevole di tali tecniche è il mantenimento della piena integrità della coscienza della partoriente pur permettendo un’ottima analgesia. È quindi resa possibile la più completa partecipazione, anche se emotiva, della partoriente alle vane fasi del parto a fronte di una assente o trascurabile influenza della metodica analgesica sulle funzioni vitali del neonato.
In conclusione possiamo affermare che i progressi compiuti dalla anestesiologia e dalla ostetricia anche per mezzo della tecnologia uniti a criteri di funzionalità dei reparti di maternità e alla fattiva collaborazione di anestesisti e ostetrici rendono oggi possibile partorire senza dolore e in sicurezza. Ciò rende realizzabile anche in questo campo uno degli obiettivi più importanti e spesso trascurati della medicina: il sollievo dal dolore.

Dotto. Massimo Franco
Anestesista

Pubblicazione dell’Ottobre 1982

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