UNA PATOLOGIA PIUTTOSTO FREQUENTE: L’ALOPECIA AERATA

FREQUENZA 

Difficile stabilirla con precisione. Di certo trattasi di affezione estremamente diffusa.
Costituisce il 2.5 % delle dermatosi che si osservano nel nostro Istituto con circa 600 nuovi casi/anno. Ù
Compare più spesso in soggetti con meno di 20 anni. Colpisce indifferentemente sia maschi che femmine con
prevalenza a volte degli uni a volte degli altri.

EZIOLOGIA
Dal punta di vista eziologico, le più antiche ricerche volte alla dimostrazione di un agente microbico causale sono tornate in auge. Se e pur vero i che foci, spesso dentari, sono frequentemente dimostrabili nei soggetti portatori di area Celsi, autorevoli fonti negano che la loro bonifica comporti necessariamente regressione dell’alopecia.
Sull’onda delle interessanti prospettive aperte dalla medicina psicosomatica, è stata ripresa in considerazione la teoria psicogena, secondo la quale fattori psichici di varia natura possono agire sia direttamente che provocando interferenze con il sistema immunitario. A sostegno di tale ipotesi interpretativa alcune Scuole, tra cui la nostra, hanno fornito alcuni suggestivi argomenti, quali il rilievo della comparsa della malattia in stretta correlazione con l’insorgenza di condizioni di conflittualità o il verificarsi di eventi fonte di stress più o meno acuto.

ASPETTI CLINICI
I diversi quadri clinici non sono differenziabili in una base di tipo strettamente morfologico, in quanto sempre e comunque caratterizzati dalla comparsa di aree più o meno estese di alopecia di tipo cicatriziale.
Si distinguono comunemente le seguenti forme:
* in chiazze: caratterizzate dalla presenza di aree glabre, di numero ed estensione variabili, eventualmente.
Più frequentemente sono interessante le zone del capillizio e/o della barba, a livello delle quali si apprezzano più o meno ampie zone residuali di mantello pilare con caratteri apparentemente normali;
* ofiasica: interessa le regioni tempo­ro-occipitali che vengono elettivamente coinvolte a partire dalla attaccatura dei capelli;
* totale ed universale: consistenti nella perdita di tutti i capelli e dell’ intero manto pilare.
Molta infrequente e la regressione spontanea.

Menzione a parte merita la cosiddetta alopecia areata incognita, che si manifesta can pattern di diradamento annessiale non in chiazze ma diffuso, a tipo “telogen effluvium”.
A parte questa ultima variante clinica, l’obiettività dell’Area Celsi è affatto monomorfa e stereotipata.
Indipendentemente dal pattern morfologico esibito dalla malattia, la cute interessata dal processo patologico appare liscia, aflegmasica, di un biancore latteo o eburneo. Essa si presenta del tutto a quasi completamente denudata, potendosi a volte osservare nel suo contesto rari peli troncati a breve distanza dall’emergenza.
In quanta completamente asintomatica, la malattia viene osservata del tutto casualmente dal paziente nel pettinarsi a lavarsi i capelli, oppur da un congiunto a dal parrucchiere. La cute può comunque risultare ipersensibile a stimolazioni meccaniche anche di modesta entità.
A volte il paziente riferisce prurito, formicolio. La progressione del processo patologico e di tipo centrifugo e può essere più o meno rapida (da giorni a mesi). II decorso della malattia è molto spesso capriccioso, con imprevedibile ed ostinata alternanza di fasi di ricrescita, anche totale, e di riattivazione del processo patologico.
A volte sona associate alterazioni ungueali che hanno carattere focale o diffuso e possono anche precedere l’esordio all’alopecia.
Un’associazione spesso documentata e la sindrome di Down.

ISTOPATOLOGIA
Si registra la presenza di un infiltrato rotondocellulare, di varia compattezza, localizzato in sede peri-vascolare e peri­bulbare. I bulbi piliferi subiscono una serie di alterazioni, che vanno dall’instaurarsi di fenomeni degenerativi più o meno rilevanti alla completa distruzione.

APPROCCIO TERAPEUTICO
Can varia fortuna ed eco bibliografico sana state proposte le seguenti opzioni terapeutiche:
Crioterapia mediante massaggio can neve carbonica,applicazione di sostanze rubefacenti, quali catrame a capsaicina, steroidi topici, intralesionali e sistemici, diaminofenilsulfone, ormoni timici quali timopentina, soluzione di minoxidil al 2% o 5%, calcipotriola, immunoterapia per contatto can svariati agenti sensibilizzanti, quali DNCB a SADBE.
E’ superfluo ribadire che a tutt’oggi non si dispone di una “ricetta miracolosa” in grado di garantire una sufficiente approssimazione prognostica in ogni singolo caso.
E’ ben nota, tra l’altro, il carattere “migratorio” della “gens celsiana”, spesso ostinatamente alla ricerca di ancora improponibili soluzioni radicali al proprio problema.

Autore:
Dr. Antonio BANDIERA
Specialista in Dermatologia e Venereologia
Via XX Settembre 3 TARANTO
Cell. 347.3891461
Pubblicazione maggio 2010

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